Umanità vs indifferenza, E tu da che parte stai?

“Ciao cara, ti mando via mail un progetto che stiamo facendo partire io e Paolo. La felicità dei bambini al centro…”

È così che è iniziato il mio coinvolgimento in Umanità vs Indifferenza, E tu da che parte stai?, con questo messaggio che mi ha inviato all’alba del 3 febbraio scorso la mia amica di mente e di cuore Antonella Meiani, che prima ancora è una insegnante della nostra scuola pubblica da più di trent’anni, è l’autrice di Tutti i bambini devono essere felici (Terre di mezzo editore 2016) ed è soprattutto una donna che agisce nella nostra società con il piglio coraggioso di chi è motivato da ideali belli, determinato a trasformarli in realtà concrete, per tutti.

Sono trascorsi tre mesi, durante i quali Antonella, il suo collega Paolo Limonta e un gruppo di persone che hanno deciso “da che parte stare”, sono riusciti a organizzare un evento che – di questo ne sono assolutamente certa – il prossimo 5 maggio segnerà l’inizio di un percorso, anzi, di un cammino all’insegna della riflessione sulla felicità dei bambini innanzitutto, ma anche su tutto ciò che, in quanto adulti consapevoli, possiamo fare attivamente per migliorare la società in cui viviamo, per loro, per noi e per il futuro della nostra splendida umanità.

 

Io sto dalla parte dei bambini

Come mamma, come donna che lavora con e per i bambini, con tristezza – ma senza rassegnazione – devo constatare che nel mondo in cui viviamo i bambini contano poco, troppo poco. Li abbiamo chiusi in uno spazio stretto, quel poco che resta tra le ruote dei mille ingranaggi che facciamo girare vorticosamente, ma il danno che stiamo causando non riguarda solo le loro vite, coinvolge anche le nostre. Perché stiamo perdendo la ricchezza dell’infanzia, una ricchezza che i bambini possono insegnarci se gliene diamo la possibilità.

Io ho scelto: sto dalla parte dei bambini, dalla parte dell’umanità, dalla parte di un futuro più consapevole! Ed è per questo che, con onore e orgoglio, prendo parte a questo progetto, facendo il “Pezzettino”che posso fare. Così, il 5 maggio sarò lì, alla sede della Società Umanitaria in via Daverio 7, a viaggiare nella sfera del cuore con i piccoli amici che vorranno farlo insieme a me sulle immagini di A volte mi sento… inondare di emozioni.

Oggi invece voglio farvi dire dalla voce di Antonella perché è nato questo progetto. Sono certa che vi convincerà a partecipare in tanti tanti tanti…

 

Come è nato E tu da che parte stai?

Francesca Antonella, qual è lo spunto da cui ha avuto origine Umanità vs Indifferenza, E tu da che parte stai? Intendo proprio dire: qual è il bisogno interiore che ha spinto te e Paolo ad assumervi il ruolo di iniziatori e trascinatori di questo percorso che partirà il 5 maggio prossimo e che si propone di proseguire a lungo?

Antonella Tu ormai lo sai, sono abituata a ragionare in termini positivi. Ma sono anche molto preoccupata del clima sociale che si sta creando, del linguaggio sprezzante che sta diventando socialmente accettabile. Ho paura dell’indifferenza che si sta sviluppando intorno alle fragilità e del rancore che molti si sentono liberi di riversare sul prossimo. Ho paura del razzismo, detto molto semplicemente, e della cattiveria.

Credo che la dose di futuro che i bambini rappresentano sia una responsabilità di tutti noi. A scuola, ogni giorno, li guardo esercitarsi al mondo, consapevole del fatto che ci stanno affidando il loro diventare grandi, il loro diventare cittadini emotivamente sani. Ma hanno bisogno di adulti capaci di accompagnarli, di dare loro gli strumenti adatti a un mondo che non è a misura di bambino.

La scuola non è sempre adeguata nelle risposte eppure è il luogo in cui si può investire tantissimo per costruire buone energie, bella cultura, voglia di bellezza, capacità di stare insieme e di avere dei desideri, curiosità per il sapere. La scuola è un luogo privilegiato per allenare le competenze emotive, per imparare a gestire le contrarietà, per sperimentare la comunità, per superare gli stereotipi.

Ma questa stessa scuola deve poter contare su alleanze al di fuori, nel quartiere, nella città, ha bisogno dei genitori così come dei vicini di casa che non hanno figli, dei negozianti, dei passanti. Questi bambini e ragazzi che contengono così tanto presente e così tanto futuro sono un patrimonio comune, una bellissima responsabilità di tutti noi adulti.

Allora, insieme a Paolo, abbiamo lanciato un appello non solo a genitori, insegnanti, educatori, psicologi pedagogisti, associazioni, ma a tutte le donne e gli uomini che non si rassegnano al dilagare dell’ostilità, ai cittadini consapevoli. Un appello a esserci, a perlustrare insieme a noi la mappa della felicità delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, perché da quello tutto ha inizio.

Hanno risposto davvero in tanti, molti mettendosi in gioco in conferenze, laboratori e spettacoli, altri dando supporto organizzativo, moltissimi regalando all’iniziativa competenze professionali preziose o addirittura lo scenario, come ha fatto la Società Umanitaria, che ha voluto ospitarci nei suoi meravigliosi spazi nel cuore di Milano.

Uno scorcio della sede della Società Umanitaria in via Daverio 7 a Milano

Il gruppo che si è formato intorno a me e a Paolo e che ha dato vita al ricchissimo programma del 5 maggio è incredibile, instancabile, creativo, convinto e ogni giorno diventa più grande. Sono ogni minuto più emozionata perché mi sento in un percorso profondamente mio, la naturale continuazione di Tutti i bambini devono essere felici, sento la stessa spinta emotiva che prende un’altra forma, un altro realizzarsi, una nuova modalità. Davvero credo molto nella potenza di questo evento!

 

Il seme che pianteremo il 5 maggio

Francesca Ci credo anche io Antonella! A questo punto vorrei chiederti solo un’ultima cosa: sarai felice se le persone lasceranno E tu da che parte stai? con…

Antonella La giornata del 5 maggio ci chiama a scegliere da che parte stare, se dalla parte dell’umanità o da quella dell’indifferenza. Con questa giornata vogliamo dare vita a un movimento che superi i confini della città e assuma una dimensione nazionale.

E allora quel giorno io sarò felice, noi saremo felici, se le persone si saluteranno e ci saluteranno con la voglia di presidiare i temi di cui avremo parlato, se si sentiranno (di più o ancora di più) protagonisti del presente e del futuro dei bambini e dei ragazzi, se avranno voglia di tornare a ragionare tutti insieme sulla loro felicità nei prossimi appuntamenti.

Il 5 maggio nascerà un manifesto che metterà nero su bianco questo sentire. Io sarò felice se diventerà il manifesto di migliaia di persone. Sarò felice se ci permetterà di connettere tutte le straordinarie realtà educative che si prendono cura di bambini e ragazzi in tutta Italia. Il 5 maggio… sono già molto felice!

 

Il peso del coraggio

Mentre la tua felicità mi contagia, per salutarti Antonella, voglio dedicarti una strofa di una canzone di Fiorella Mannoia che stamattina ho sentito per la prima volta. Si intitola Il peso del coraggio.

Ci si dimentica che ognuno ha la sua parte in questa grande scena, ognuno i suoi diritti, ognuno la sua schiena per sopportare il peso di ogni scelta, il peso di ogni passo, il peso del coraggio.

E poi ci sono le persone come te, che ci ricordano come anche oggi c’è chi sceglie di portare “il peso del coraggio”. Per questo non c’è un grazie che contenga tanta gratitudine, ma io voglio dirtelo lo stesso: Grazie!

 

Iscriviti alla nostra newsletter

Se vuoi intraprendere il viaggio nell’educazione emotiva insieme a noi, iscriviti alla nostra newsletter! Un modo per tenerci in contatto e per tenerti sempre aggiornato sulle nostre iniziative e novità.

About the author

“Perché sono nato?” È questa La grande domanda che si pone Wolf Erlbruch. La risposta che ho trovato per me è: per vivere e condividere emozioni. Ho scoperto che non c’è strumento migliore delle parole per raggiungere un obiettivo tanto ambizioso. Forse è per questo che le ho scelte per la mia professione. Tra le parole vivo, tra le parole lavoro, tra le parole navigo. Per scoprire, per trasmettere, per raccontare e aiutare a raccontare, esperienze, saperi e storie.