L’amico immaginario per crescere insieme

L’immaginazione è una risorsa preziosa per i bambini: li aiuta ad affrontare le piccole difficoltà quotidiane, a risolvere i primi problemi e a giocare senza confini. Una prova visibile anche per noi adulti di questa loro capacità immaginativa è l’amico immaginario!

 

L’amico immaginario per scoprire se stessi

Confidente speciale, riferimento importante, compagno di giochi e rifugio accogliente, l’amico immaginario non è certo un segno di disagio del bambino, al contrario, è un indice chiaro della sua vitalità e della sua capacità di creare un altro da sé attraverso il quale elaborare quelle parti del suo essere che avverte ancora come difficili da conoscere e accettare.

Il bambino infatti instaura un rapporto privilegiato col suo amico immaginario, sancito fin dal primo momento, nella sua inviolabilità ed esclusività, dal nome spesso bizzarro e storpiato che il piccolo stesso sceglie per lui. Subito dopo lo investe di totale fiducia, sentendolo come colui che gli sarà sempre assolutamente fedele e non lo tradirà mai, ma anche come colui in cui rispecchiarsi.

Sul suo amico immaginario, il bambino proietta le immagini di sé che riceve dal modo esterno imparando a elaborarle, conoscerle, accettarle ed eventualmente aggiustarle quando coinvolgono quelle parti del suo essere che percepisce come problematiche o non ancora ben definite. Perché trasferire sul suo alter ego paure, cattivi pensieri e sensi di colpa lo aiuta a gestire delle emozioni intense e difficili senza esserne sopraffatto, dandogli il tempo di conoscerle gradualmente, senza pressioni.

 

L’amico immaginario per scoprire il mondo

Ma il ruolo dell’amico immaginario non è solo importante nella relazione del bambino con se stesso. Molto spesso infatti diventa anche un medium con il mondo, che consente al piccolo di approcciare in modo rassicurante e graduale la realtà esterna avvertita come complessa e ricca di incognite, offrendogli la sensazione concreta di esercitarvi un discreto controllo.

Ricordiamoci infatti che il bambino sa perfettamente che si tratta di un personaggio di fantasia, della sua fantasia. Una consapevolezza che gli dà una sensazione di grande potere, fondamentale per un piccolo individuo che generalmente di potere ne ha pochissimo. Infatti, se ci pensiamo un attimo, tutto ciò che riguarda i bambini è deciso da altri e loro sono costantemente eterodiretti nelle attività che svolgono e nell’organizzazione del tempo di cui dispongono.

 

L’amico immaginario da condividere con chi si ama

 

Proprio perché frutto della sua fantasia e legato a lui da una relazione così intima e importante, di cui ha il pieno controllo, il bambino desidera tenere segreto il suo amico immaginario. È per questo che a essere messi a parte della sua esistenza sono soltanto i genitori, o in qualche caso i nonni, persone vicine, quindi, che il piccolo considera in grado di accogliere questa “rivelazione” nella sua essenza, cioè come un momento di profonda condivisione da vivere con la massima serietà.

Non dobbiamo dimenticare infatti che, nel momento in cui il nostro bambino ci rivela dell’esistenza del suo amico immaginario, ci sta donando una parte intima e delicata di sé, da trattare con tutta la cura di cui siamo capaci.

 

Come accogliere l’amico immaginario in famiglia

Cosa fare dunque quando fa ingresso nelle nostre case questo invisibile – per noi adulti – amico?

L’amico immaginario compare di solito tra i 2 e i 7 anni e svanisce nel nulla, quando avrà assolto definitivamente i suoi compiti evolutivi. Un periodo di tempo piuttosto lungo quindi, durante il quale dovremo prenderlo con la massima serietà, soprattutto perché se il nostro bambino decide di presentarcelo vuol dire che si fida molto di noi e dobbiamo dimostriamogli che la sua fiducia è ben riposta.

È dunque fondamentale evitare di sminuire la figura dell’amico immaginario o tentare di convincere il bambino che il suo compagno di giochi non esiste. Può essere molto utile invece comportarsi come se fosse reale anche per noi, facendogli posto a tavola, per esempio, o mettendolo a letto insieme al nostro piccolo, oppure chiedendogli cosa ha voglia di fare.

Dobbiamo però fare molta attenzione a non esagerare, lasciando al bambino la conduzione del gioco: deve essere lui a dirci quando l’amico è presente ed è solo in quei momenti che dobbiamo interagirci. In questo modo non invaderemo questo spazio così intimo del nostro piccolo e gli lasceremo il controllo di cui ha il bisogno.

 

L’amico immaginario, un compagno contro la solitudine

Una cosa che non dobbiamo mai dimenticare è che l’amico immaginario rappresenta per il nostro bambino un compagno contro la solitudine. I piccoli imparano con il tempo a sentire che sono nei nostri pensieri, anche quando non siamo insieme a loro. In quei momenti di solitudine e nostalgia, l’amico li aiuta a sentirsi meno soli. Dobbiamo dunque essergli grati per il sostegno che offre ai nostri piccoli, senza però mai dimenticare di dir loro quanto ci sono mancati mentre eravamo lontani.

 

L’amico immaginario per farsi confidenze

Ma i motivi per cui essere grati all’amico immaginario non sono certo finiti. Anche quando siamo insieme ai nostri piccoli, questo personaggio invisibile può risultare un ottimo alleato per conoscere un po’ più profondamente i nostri figli. Parlare con lui, chiedendogli o facendogli piccole confidenze, ci farà entrare in comunicazione con i nostri piccoli senza farli sentire esposti, con effetti benefici sul dialogo con loro, perché il tramite dell’amico protegge i bambini e ne contiene l’emotività.

 

L’amico immaginario per socializzare

E se, nell’assistere a questo rapporto così profondo ed esclusivo, ci dovesse venire in mente che possa costituire un ostacolo alla socializzazione per il nostro bambino, c’è una riflessione su un aspetto che abbiamo già affrontato proprio all’inizio di questo articolo e che può tornarci utile per rasserenarci.

L’amico immaginario aiuta il bambino nella scoperta di sé, e questo è un processo essenziale di crescita non solo rispetto alla relazione del piccolo con se stesso, ma anche perché favorisce la sua capacità di socializzare con gli altri.

Il bambino infatti costruisce un personaggio, ne inventa caratteristiche, abitudini e comportamenti, gli attribuisce un carattere, dei gusti, un modo di parlare, fa cioè un grande sforzo di immaginazione che gli consente di costruire un piccolo ma basilare pezzo della propria identità.

Ed è proprio attraverso questa lenta e rassicurante conoscenza di sé che avrà la possibilità di comprendere meglio anche gli altri e di aprirsi al mondo in modo più sicuro, perché conoscere se stessi è il mezzo migliore per conoscere gli altri.

L’amico immaginario allora è tutt’altro che un ostacolo alla socializzazione, anzi, rappresenta una facilitazione nel disporsi in modo aperto verso gli altri e il mondo, una palestra dove esercitarsi nelle relazioni, un porto sicuro in cui rifugiarsi, un alleato invisibile e potente con cui affrontare l’ignoto.

Quante potenzialità non è vero? È proprio il caso di festeggiarlo quando e se dovesse apparire nella nostra vita. Certo, festeggiarlo con discrezione!

 

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Amiche dall’Università, non ci siamo più lasciate. Una passione travolgente comune: la cura per le relazioni! Base essenziale per crescere e costruire una società. E qual è la relazione prima e fondante? Quella tra genitori e figli naturalmente. Eccoci dunque all’opera ogni giorno con loro, per fare un pezzo di strada insieme nella costruzione di questo prezioso rapporto, ricco di emozioni contrastanti, spesso faticoso, ma sempre entusiasmante. D’altronde si sa: L’ducazione è una forma d'amore. E dura per sempre...

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