Conoscenze, abilità e competenze nella scuola e nel mondo

Oggi, i saperi fondanti l’apprendimento non sono trasferiti secondo un’ottica descrittiva, trasmissiva e regolativa ma sono anzitutto legati alla capacità da parte dell’insegnante di lavorare a stretto contatto con i propri discenti, condividendo e negoziando con questi ultimi i significati delle esperienze didattiche e del loro arricchirsi costantemente di scoperte di senso.

In questi giorni, sto approfondendo i temi della didattica speciale e, giusto ieri, ho avuto l’occasione di leggere queste parole che Davide Maria Cammisuli, docente di Psicologia Generale all’Università di Parma, scrive nel suo Contributi di didattica speciale. Competenze, strumenti operativi e linee guida
metodologico-didattiche per il docente specializzato al sostegno (Editoriale Anicia 2016).

E, come ormai sapete bene, quando mi capita di immergermi in riflessioni che mi coinvolgono appassionatamente, uno dei miei primi desideri è condividerle, con il proposito e la speranza che diventino degli spunti interessanti per porsi domande e trovare mille e una risposte possibili da tradurre in un agire sempre più consapevole.

Leggendo le parole di Cammisuli, la mia mente ha immediatamente selezionato un tema che da sempre mi sta a cuore e che ho già avuto modo di approfondire in passato, quando – prima che iniziassimo la nostra avventura Occhicielo – Valeria Crisafulli mi ha chiesto di curare per EdiSES  il volume per la preparazione al concorso a cattedra, Italiano nella scuola secondaria.

Come insegne luminose si sono accese nella mia mente le parole conoscenze, abilità, competenze, elementi che mi sembrano essenziali in quelle esperienze didattiche di cui parla Cammisuli.

 

Una definizione

Quanto profondamente si integrano queste tre parole! Insieme allo sfaccettato bagaglio di significati che portano con sé. Eppure, sono profondamente diverse, ciascuna con una identità specifica importante già nella sua individualità, che assume però un valore ancora più profondo in relazione alle altre due. Ecco quando si dice: “l’unione fa la forza”!

Sono andata allora a ritrovare quelle definizioni che già in passato mi avevano tanto colpito per l’efficacia e la densità dei contenuti, e le ho ritrovate nelle Linee guida per il Portfolio delle competenze del 2005. Ve le riporto qui per rileggerle insieme ancora una volta.

Conoscenze

Rappresentano il sapere che costituisce il patrimonio di una cultura; sono un insieme di informazioni, nozioni, dati, principi, regole di comportamento, teorie, concetti codificati e conservati perché ritenuti degni di essere trasmessi alle nuove generazioni. Le conoscenze sono ordinate, nelle Indicazioni nazionali, per “discipline” e per “Educazione alla Convivenza civile” e costituiscono, unitamente alle abilità, gli “obiettivi specifici di apprendimento”.

Abilità

Rappresentano il saper fare che una cultura reputa importante trasmettere alle nuove generazioni, per realizzare opere o conseguire scopi. È abile colui che non solo produce qualcosa o risolve problemi, ma colui che conosce anche le ragioni di questo “fare”, sa perché, operando in un certo modo e rispettando determinate procedure, si ottengono determinati risultati. Come le conoscenze, sono ordinate, nelle Indicazioni nazionali, per “discipline” e per “Educazione alla Convivenza civile” e costituiscono, con esse, gli “obiettivi specifici di apprendimento” che i docenti trasformano in obiettivi formativi.

Competenze

La competenza è l’agire personale di ciascuno, basato sulle conoscenze e abilità acquisite, adeguato, in un determinato contesto, in modo soddisfacente e socialmente riconosciuto, a rispondere ad un bisogno, a risolvere un problema, a eseguire un compito, a realizzare un progetto. Non è mai un agire semplice, atomizzato, astratto, ma è sempre un agire complesso che coinvolge tutta la persona e che connette in maniera unitaria e inseparabile i saperi (conoscenze) e i saper fare (abilità), i comportamenti individuali e relazionali, gli atteggiamenti emotivi, le scelte valoriali, le motivazioni e i fini. Per questo, nasce da una continua interazione tra persona, ambiente e società, e tra significati personali e sociali, impliciti ed espliciti.

Sapere e saper fare nell’agire personale

Quanto si parla oggi di competenze! Come apprenderle, come trasmetterle, come valutarle, come renderle flessibili, dinamiche, al passo con tempi di mutamento sociale e tecnologico rapidissimi. E, ancor prima di tutto questo, quali sono?

Con le Indicazioni nazionali del 2012, l’Italia ha fatto una scelta ben precisa.

Il sistema scolastico italiano assume come orizzonte di riferimento verso cui tendere il quadro delle competenze-chiave per l’apprendimento permanente definite dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea (Raccomandazione del 18 dicembre 2006) che sono: 1) comunicazione nella madrelingua; 2) comunicazione nelle lingue straniere; 3) competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia; 4) competenza digitale; 5) imparare a imparare; 6) competenze sociali e civiche; 7) spirito di iniziativa e imprenditorialità; 8) consapevolezza ed espressione culturale.

Sono otto, sono dense, sono complesse, e non facili da far proprie e da trasmettere. Non c’è bisogno che lo dica io quanto è cruciale e difficile il compito della scuola e delle famiglie, ma lo dico lo stesso. Non certo per scoraggiare me stessa e voi tutti che mi leggete, quanto piuttosto per trovare in questa consapevolezza uno stimolo a individuare dei modi, delle vie, delle strategie efficaci nel raggiungimento di un obiettivo che può fare la differenza nella vita dei nostri giovani, del nostro “futuro vivente”, come li definiva la splendida Joyce Lussu.

 

Una definizione di competenza secondo me

Come primo mio e personalissimo passo allora, cerco una definizione di competenza, per tenere questo concetto in evidenza nella mia mente, quasi a creare un post-it tra i miei pensieri utile a non perdere di vista informazioni importanti. Così eccomi qui a proporre anche a voi quella che ho trovato in linea con il mio sentire. Mi è successo proprio stamattina, mentre tornavo a casa dopo aver accompagnato mia figlia Norma a scuola, a un tratto l’ho vista lì, ben delineata nella mia mente, la competenza secondo me.

Competenza, oggi, è la capacità che tutti noi possiamo acquisire di integrare il sapere e il saper fare in un agire consapevole, che sia soddisfacente ed efficace per noi stessi e per gli altri in relazione ai sentimenti e ai valori che ci accomunano in quanto esseri umani e abitanti di questo pianeta.

 

Le competenze del cuore

Non ci può essere competenza senza conoscenze e abilità, ma ci può, ci deve essere competenza per tutti. Mettere i nostri giovani nella condizione di acquisire le competenze per essere dei soggetti attivi, inclusi e integrati nella società umana è un obiettivo che come adulti di oggi abbiamo il dovere di perseguire, mancarlo o raggiungerlo può segnare una enorme differenza nel modo in cui si delineerà il futuro dell’umanità e del patrimonio di cultura ed esperienza che porterà con sé.

Il percorso da compiere è ancora lungo e a tratti accidentato, ma io sono convinta di una cosa: è nella relazione tra persone, nella cura che dedichiamo alle emozioni e ai sentimenti che la caratterizzano, nella condivisione e nella negoziazioni delle esperienze didattiche, come dice Cammisuli, e personali, aggiungo io,  che possiamo aggiungere significato e senso a ciò che viviamo, impariamo e trasmettiamo.

 

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About the author

“Perché sono nato?” È questa La grande domanda che si pone Wolf Erlbruch. La risposta che ho trovato per me è: per vivere e condividere emozioni. Ho scoperto che non c’è strumento migliore delle parole per raggiungere un obiettivo tanto ambizioso. Forse è per questo che le ho scelte per la mia professione. Tra le parole vivo, tra le parole lavoro, tra le parole navigo. Per scoprire, per trasmettere, per raccontare e aiutare a raccontare, esperienze, saperi e storie.

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