Il bambino è il maestro… l’ascolto del cuore per diventare grandi

Mentre leggevo l’intervista di Francesca a Marta Tropeano sul tema dell’ascolto, mi accorgevo di quanto le loro parole preziose avessero in comune con il film Il bambino è il maestro di Alexandre Mourot, che avevo appena ammirato a Milano, al cinema Anteo, grazie alle organizzatrici della Rete Montessori. Una opportunità di assistere alla Prima italiana con il regista in sala, disposto a rispondere alle nostre numerose domande.

 

Un’aula come una casa, la Casa dei bambini

Devo premettere che la mia esperienza è stata condizionata dall’essere mamma di un piccolo di cinque anni che frequenta una Casa dei bambini – come si chiamano le scuole dell’Infanzia a metodo Montessori – in una scuola pubblica. Ma di certo la grande emozione che ho provato ha una origine molto più ampia, una cui parte risiede senz’altro nella maestria di un regista che ha saputo racchiudere in un film di poco più di un’ora l’essenza di un metodo che da oltre un secolo continua ad affermarsi per il suo valore.

 

Tante case una sola casa

È stato come se, diventata trasparente per opera di un incantesimo, mi fossi silenziosamente intrufolata nella classe di mio figlio per “spiare” le sue giornate. Sì, perché pur essendo stato girato nel contesto montessoriano francese, le aule delle Case dei bambini si assomigliano tutte, hanno gli stessi materiali studiati ed elaborati da Maria Montessori, la stessa distribuzione degli spazi. Così guardare l’aula ripresa da Mourot è stato davvero come intrufolarsi in quella del mio bambino.

Non riesco a trovare le parole che vorrei per descrivere con quanto senso di meraviglia sono stata immobile davanti allo schermo a osservare quei 25 piccolini di età fra i 3 e i 6 anni che si muovevano indaffarati e silenziosi nella loro classe.

 

Tutti in moto, sempre!

Proprio così, silenziosi! Questo impressiona tutte le volte che si entra in una Casa dei bambini e ha lasciato di stucco anche me che ci “vivo” da quasi tre anni. I piccoli sono talmente concentrati nei loro lavori, talmente impegnati nel voler fare bene, talmente determinati nel desiderio di imparare quello che hanno scelto che non alzano la voce, non urlano, parlano pochissimo fra loro, se non per chiedersi aiuto.

I più grandi guidano i più piccoli. Le mansioni sono diverse: da quelle tipiche della vita quotidiana come apparecchiare, portare una brocca d’acqua, lavare i panni o le proprie mani, alle più tradizionali come l’apprendimento dei numeri e delle lettere.

Ciò che le accomuna tutte è il movimento! Perché nel metodo Montessori i bambini apprendono attraverso il movimento, sono sempre, almeno in parte, in moto, e con questo intendo ogni tipo di moto, anche quello micro delle dita delle mani, accompagnato e incoraggiato sempre dalla possibilità di andare e venire nell’aula e negli spazi organizzati per loro.

 

Silenzio, si ascolta la voce del cuore!

Quando accompagno mio figlio alla Casa dei bambini al mattino, spesso le maestre che ci accolgono, mentre i piccoli si cambiano, esortano tutti noi ad abbassare il tono della voce, perché effettivamente nello spogliatoio facciamo molto rumore, mentre in classe c’è grande silenzio. Molti di noi genitori, spesso, si innervosiscono e non riescono sempre a tener presente la ragione del monito. Così, accade che uno dei commenti più comuni sia:

– Insomma sono bambini!

Ma, io mi domando, davvero i bambini hanno bisogno di stare nella confusione?

Scoprire il senso di quel silenzio mi ha colpito molto fin dal primo giorno: la pace che regna intorno a loro è essenziale perché i bambini riescano ad ascoltarsi e a mettere a fuoco la voce interiore che li aiuta a trovare il meglio per sé. Quella voce è la guida intima e personalissima più preziosa che abbiamo ma è anche quella che ci capita di smarrire prima e più facilmente, perché spesso consiste di un lieve sussurro soffocato da mille altre voci molto più sonore e perentorie.

E invece è proprio ascoltando quella voce che ciascun bambino individua a quale bisogno di apprendimento vuole rispondere in un determinato momento della sua crescita, in una certa mattina, proprio il giorno che lo stiamo accompagnando a scuola ed è quella voce che lo aiuta a scegliere tra i lavori che gli vengono proposti dalla maestra, alla quale si sente libero di chiedere come fare, certo di essere ascoltato, nel senso più ampio possibile.

Perché il compito dell’insegnante non è solo sentire la domanda che il bambino pone e fornire una risposta esecutiva, ma piuttosto accogliere il bisogno che quel bambino sta esprimendo proprio attraverso la sua scelta. È il momento in cui, per dirlo con le parole di Maria Montessori, l’insegnante “consacra il suo cuore” solo e unicamente a quel bambino per alcuni minuti, istruendolo con cura e aiutandolo a provare per la prima volta, per poi lasciarlo proseguire in autonomia.

 

Ascoltare anche con gli occhi

Io stessa nella sala buia del cinema, dentro al silenzio quasi sacro di quei bambini indaffarati, li ho contemplati con un’attenzione nuova che mi ha illuminata: con i miei figli sono sempre troppo occupata a trasmettere loro che ci sono delle regole che devono rispettare, e delle cose che devono imparare e bla bla bla…

Li ascolto e li osservo poco, sono troppo incline a intervenire nei loro discorsi, a spiegare e a insegnare per poter davvero essere nella condizione di godermi, come mi è capitato invece davanti al film di Mourot, la soddisfazione, la gioia, la fierezza che si dipingono sui loro volti quando apprendono qualcosa da soli, dopo aver tentato, ritentato e poi riprovato ancora, senza arrendersi! È una vera conquista questa. Una doppia conquista: perché prima imparano ad ascoltare ciò di cui hanno bisogno, e poi apprendono come farlo, prima nella teoria e poi, subito, nella pratica.

 

Respirare il rispetto 

Quando le luci in sala si sono riaccese, dopo un applauso bello, carico, sentito, che ha rotto quel silenzio quasi magico tra schermo e pubblico, è stato il momento delle domande, un’altra occasione in cui l’ascolto è stato protagonista. Ad ascoltare è stato il regista Alexandre Mourot che ha accolto le nostre domande di genitori e insegnanti, ma ad ascoltare siamo stati anche noi, il pubblico: poche parole, dense di significato.

Come ho scoperto dalla prima domanda, un particolare aveva colpito molto non solo me: come è stato possibile per quasi due anni vivere insieme ai bambini, in classe, con una telecamera che li riprendeva, senza che questa presenza interferisse con il loro lavoro quotidiano?

Sembrerà strano – ci ha risposto Mourot – ma questo modo di procedere non ha creato problemi. Prima di iniziare, io e il maestro abbiamo spiegato ai bambini accuratamente che cosa avremmo fatto e perché. E i piccoli hanno compreso a pieno che, così come ciascuno di loro, scelta un’attività, le avrebbe dedicato tutto il tempo e la concentrazione necessarie, allo stesso modo io mi sarei dedicato al mio lavoro di ripresa, che andava rispettato senza interferenze. Da parte mia, mi impegnavo a riprenderli sempre con assoluto rispetto per tutte le loro mansioni quotidiane. E così è avvenuto: sono diventato trasparente.

Mourot ha ragione, può sembrare strano il livello di rispetto reciproco che si respira nel film, ma a me sembra più corretto definirlo “stupefacente”. Perché è questo che io ho provato, un senso di stupore di fronte alla capacità di comprensione da parte dei bambini di concetti e situazioni complesse e lontane dall’ordinario: è bastato offrire loro rispetto per averne il doppio in risposta.

 

Il maestro che guarda

Ma, se devo essere sincera, lo stupore non è stata l’emozione di pochi momenti, posso dirvi che mi ha accompagnato per tutto il film e me lo sono portato dietro a casa, probabilmente è il mio sentire anche in questo momento in cui ripercorro con la mente questa esperienza. C’è un aspetto però che più degli altri mi ha stupito, ed è il ruolo dell’insegnante, la sua posizione.

Dopo aver spiegato come si svolge il compito scelto dal bambino, dopo aver dato le istruzioni, si fa da parte e si mette in un angolo dell’aula, in silenzio, a svolgere con concentrazione un’attività. Vi assicuro che se non lo si vede accadere, si può non credere che esista una realtà del genere.

Invece è proprio così, confermo!

Ci ha detto Mourot quando gli abbiamo chiesto se quello che abbiamo visto è esattamente ciò che avviene.

Naturalmente, non sono mai intervenuto su quanto stava succedendo. I bambini spesso vanno avanti da soli. Poi ci sono momenti di gruppo guidati dall’insegnante nei quali, come avete visto, cantano insieme, mimano, giocano coordinati da lui. Altrimenti il maestro (perché nella classe ripresa nel film l’insegnante è un uomo ndr) è sullo sfondo del loro indaffaratissimo provare e riprovare. Supervisiona che i materiali siano usati correttamente, ma lascia i bambini sbagliare e incespicare perché imparino a trovare la propria strada con le proprie risorse.

 

Comprendere il proprio bisogno per diventare grandi

Mentre ripenso a questi bambini indaffarati a costruire la propria identità, vorrei condividere con voi un’immagine che mi è rimasta dentro…

Tutte le mattine, all’inizio della giornata, su una piccola poltrona davanti alla finestra la stessa bimba torna a sedersi con il suo pupazzo in mano ad accarezzarle una guancia. Osserva il mondo fuori: la pioggia, gli alberi, ma anche il giardino dove ha salutato da poco la mamma.

Trova così il modo di consolarsi per averla lasciata? Ha elaborato un personale rito quotidiano per allontanare la tristezza? Può darsi, di sicuro quell’abitudine l’ha scelta e articolata da sola in risposta a una esigenza che ha dentro.

Lasciar emergere un bisogno e capire come rispondervi, comprendere quali sono i propri limiti e le proprie risorse, per poi riuscire a metterle a frutto quando si è in relazione con gli altri: non è proprio questo diventare grandi?

 

Non conosci ancora i libri Occhicielo?

Per scoprire i libri della collana Occhicielo, fai clik sul banner qui sotto, visita la nostra pagina libri e buona scoperta!

 

Iscriviti alla nostra newsletter

Se vuoi intraprendere il viaggio nell’educazione emotiva insieme a noi, iscriviti alla nostra newsletter! Un modo per tenerci in contatto e per tenerti sempre aggiornato sulle nostre iniziative e novità.

 

About the author

Sono una editor e appassionata di letteratura per ragazzi. Sono anche, e ancor prima, la mamma di due bambini che hanno avuto e hanno la capacità di farmi scoprire tutta la bellezza del mondo infantile. Quella bellezza che ha il diritto di brillare e di essere ascoltata. Ogni giorno cerco di trovare il modo di accompagnare i miei figli nel lungo cammino che li porterà a diventare grandi. Ogni giorno scopro che non è affatto facile... ma ho trovato un faro che mi guida, si chiama Maria Montessori, insieme a lei voglio scoprire il Segreto dell’infanzia.

PIACE A OCCHICIELO

ri-Eelaboratorio di Natale

Venerdì 6 dicembre, dalle 16 alle 18 un pomeriggio dedicato al Natale!

Con Clo, la nostra amica dell’Eleboratorio, tutti pronti a mettere in campo la creatività per recuperare i più insoliti materiali di scarto e trasformarli in decorazioni uniche per il nostro albero.

Presso la propria sede, in via Caduti di Nassiriya 8, Peschiera Borromeo (Mi), la squadra del GPS di San Bovio si prepara ad accogliervi con i vostri piccoli.

Orari

  • dalle 16 alle 17, bambini della scuola materna
  • dalle 17 alle 18, bambini delle elementari

Costo

  • 5 euro

Per info e prenotazioni

  • info.gpsanbovio@gmail.com

Scopri di più su Gps di San Bovio

SEGUICI

Segui Occhicielo sui suoi canali social!

TENIAMOCI IN CONTATTO

Iscriviti alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle avventure di Occhicielo.

 

TAG CLOUD

POTREBBE INTERESSARTI

In
Bambini: il bello e il buono della noia
25 Ottobre 2019no comments
In
Ascolto attivo per una scuola del cuore
15 Ottobre 2019no comments
In
Quel libro parla di me!
2 Ottobre 2019no comments