Ascolto attivo per una scuola del cuore

Oggi c’è bisogno di una umanizzazione dei servizi educativi, c’è bisogno di una scuola del cuore.

Così mi scriveva, in una mail profonda e delicata allo stesso tempo, Marta Tropeano, la pedagogista e autrice di racconti per bambini che oggi voglio presentare a voi amici di Occhicielo.

Dal momento che io sono totalmente d’accordo con lei, ho pensato che fosse il caso di approfondire la sua conoscenza, perché, come ormai sapete bene, questo blog vuole essere il luogo in cui si raccontano tutte quelle esperienze belle e possibili che rendono l’educazione emotiva una realtà concreta, da far dilagare ancora ancora e ancora.

 

Educare all’ascolto del cuore

Francesca Benvenuta Marta! Nella mail che mi hai inviato e che mi ha fatto venir voglia di invitarti qui in Occhicielo parlavi della necessità di “educare all’ascolto del cuore”. E poiché io sono convinta che i bambini hanno bisogno di sentirsi ascoltati così come di mangiare, bere, dormire e respirare, la prima domanda che vorrei porti è questa: cosa vuol dire, nella tua esperienza, ascoltare?

Marta Bentrovata Francesca e bentrovati amici di Occhicielo! Innanzitutto, grazie per avermi invitata in questo “luogo” che, anche se virtuale, io considero un vero e proprio spazio affettivo.

La domanda che mi poni è semplice, ma richiede una risposta articolata, così vorrei cominciare chiarendo subito un concetto che ho molto a cuore, e cioè che l’ascolto attivo si impara fin da piccoli e che noi adulti possiamo fare tanto, a cominciare dalla famiglia e dalla scuola, perché per i bambini diventi non solo una strategia di apprendimento, ma, in maniera più ampia, un modo di approcciare il proprio corpo, il proprio cuore e gli altri.

Oggi che viviamo immersi in una società piena di suoni e di rumori, in cui tutti parlano ma nessuno sembra disposto ad ascoltare, credo che un primo aspetto importante su cui soffermarsi sia la differenza sostanziale tra l’azione fisica dell’udire e quella psichica dell’ascoltare, perché se l’udire è un fenomeno fisiologico, l’ascoltare è invece un atto che coinvolge la nostra mente nella sua totalità di emozione e cognizione.

 

Il triangolo magico dell’ascolto

Marta Mi piace pensare all’ascolto come a un gioco aperto e dinamico che tiene conto della pluralità di prospettive data dalle persone coinvolte e delle emozioni che provano. È per questo che preferisco parlare non tanto di ascolto in generale, quanto, più nel dettaglio, di “ascolto attivo”. Una modalità di interazione con l’altro che prevede una partecipazione più spiccata di tutti i soggetti coinvolti nella relazione e che ho pensato di rendere graficamente con l’idea del Triangolo magico dell’ascolto attivo.

Questa semplice figura geometrica mi sembra utile per mettere in evidenza come l’ascolto attivo implichi l’interazione di due dimensioni fondamentali, e cioè l’autoconsapevolezza emozionale e la gestione creativa dei conflitti. Sono convinta infatti che, nel dialogo con l’altro, la vera comprensione reciproca può nascere solo se si crea una dialettica efficace tra la percezione consapevole di ciò che sentiamo e la gestione di tale “sentire” in relazione ai sentimenti e alle emozioni dell’altro, soprattutto quando avvertiamo che non siamo in sintonia.

L’ascolto attivo a scuola

Francesca Sono d’accordo con te, il triangolo rende bene l’idea di tutto il processo, che tuttavia nella pratica resta molto complesso e coinvolge in maniera importante la sfera affettiva. Penso allora a quanto questa complessità possa amplificarsi in contesti numerosi e variegati come sono i gruppi classe, in cui ci sono relazioni, tra pari e tra insegnanti e allievi, che si intrecciano in una rete molto fitta. In base alla tua esperienza, è possibile utilizzare efficacemente in classe l’ascolto attivo?

Marta Assolutamente sì Francesca! L’ascolto attivo può essere utilizzato con successo nel contesto scolastico, al fine di potenziare le competenze comunicative di tutti gli individui che compongono il gruppo, bambini e anche insegnanti. Anzi, poiché le dinamiche e le relazioni dentro la classe possono essere molto complesse – come hai giustamente osservato – e di conseguenza difficili da gestire, l’utilizzo dell’ascolto attivo può diventare una risorsa importante per rendere meno gravoso il lavoro dei docenti.

Ciò accade perché il primo beneficio dell’ascolto attivo è la distensione della relazione tra insegnante e alunno, che ha l’immediato effetto di favorire una comunicazione più diretta ed efficace in cui l’alunno si sente compreso e rispettato, predisponendosi meglio all’ascolto e, di conseguenza, all’apprendimento.

 

La grammatica delle emozioni

Marta Da alcuni anni, ho progettato – nel senso etimologico di “gettare avanti” – un percorso di educazione all’Ascolto del cuore che coinvolge le scuole dell’infanzia e le scuole primarie di Parma – città in cui vivo e svolgo consulenza pedagogica presso il mio studio Il filo rosso del cuore  – ma anche di Brescia e di Bergamo, dove, tra le altre cose, partecipo da quattro anni a un evento a cui tengo molto, la Fiera del bambino naturale.

Il focus del progetto che sto sviluppando è nella costruzione di una vera e propria Grammatica delle emozioni, che, attraverso la favola e il gioco, possa accompagnare i bambini all’ascolto autentico e non giudicante di ciò che sentono loro e di ciò che sentono gli altri. L’obiettivo che mi sono posta l’ho racchiuso in un pensiero che per me rappresenta una sorta di scrigno da cui partire.

Educare, attraverso lo sviluppo di competenze relazionali e di intelligenza emotiva, a una comunicazione autentica basata sull’ascolto non giudicante e la comprensione empatica dell’altro.

 

I giochi del cuore

Francesca Mi sembra un obiettivo molto bello e importante! Di sicuro io lo condivido pienamente. I miei libri sono sempre pensati come una occasione per riflettere sulle emozioni per dar loro un nome e anche per associarle alle sensazioni del corpo o ai comportamenti con cui le esprimiamo e le agiamo. Ma sarai d’accordo con me sul fatto che questo percorso di sviluppo dell’intelligenza emotiva non è sempre facile. Tu  quali strumenti hai individuato per educare all’ascolto del cuore?

Marta Non facile, sono d’accordo con te, però possibile attraverso degli strumenti semplici, pensati con cura in funzione delle caratteristiche e degli interessi delle persone a cui vogliamo proporli, cioè i bambini. Nella mia esperienza di insegnante e di pedagogista, ho trovato un canale privilegiato nella comunicazione con i più piccoli nel gioco, perché come ha detto Mario Lodi “il gioco è vita stessa per i bambini”, è un linguaggio che nutrendosi della loro fantasia racconta di ciò che provano concretamente, di come guardano e interpretano il mondo.

È per questo che quando mi sono messa a pensare concretamente a degli strumenti per favorire il riconoscimento delle emozioni e il potenziamento del linguaggio emotivo – per creare cioè un “alfabeto del cuore” – le prime idee che mi sono venute in mente sono state proprio dei giochi, da realizzare in classe o da condividere in famiglia, e che ho poi raccolto sotto il marchio I giochi del cuore.

I giochi emotivi che ho pensato, si focalizzano sulle sei emozioni universali, cioè gioia, paura, rabbia, meraviglia, disgusto e tristezza, aiutando i bambini a dar loro un nome e a riconoscere le espressioni facciali con cui tutti noi le esprimiamo. Si propongono inoltre come una occasione per dialogare con gli altri – compagni, insegnanti, ma anche genitori, nonni, fratelli – sui propri stati d’animo e per favorire empatia e condivisione.

 

L’intelligenza del cuore

Francesca Io l’ho già sperimentato uno dei tuoi giochi del cuore Marta! La mia bambina Norma, che quest’anno ha iniziato la scuola primaria, tutte le mattine porta con sé il suo Gris Gris, fatto con le sue manine e con degli oggetti che lei stessa ha scelto.

Ma non voglio svelare niente di più su questo talismano dell’amore che hai immaginato e raccontato nella tua Giostra magica delle emozioni (Nep edizioni 2018), perché desidero che sia tu stessa a raccontarlo prossimamente qui tra le nuvole di Occhicielo.

Vorrei però concludere questa intervista con una citazione tratta dalle Raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea relative alle competenze chiave per l’apprendimento permanente del 23/05/2018, documento che sono andata a rileggere su tuo suggerimento.

La competenza personale, sociale e la capacità di imparare a imparare consiste nella capacità di riflettere su sé stessi, di gestire efficacemente il tempo e le informazioni, di lavorare con gli altri in maniera costruttiva, di mantenersi resilienti e di gestire il proprio apprendimento e la propria carriera. Comprende la capacità di far fronte all’incertezza e alla complessità, di imparare a imparare, di favorire il proprio benessere fisico ed emotivo, di mantenere la salute fisica e mentale, nonché di essere in grado di condurre una vita attenta alla salute e orientata al futuro, di empatizzare e di gestire il conflitto in un contesto favorevole e inclusivo.

E tra le conoscenze, le abilità e gli atteggiamenti essenziali legati a questa competenza così importante, è compresa la capacità di…

…manifestare tolleranza, esprimere e comprendere punti di vista diversi, oltre alla capacità di creare fiducia e provare empatia.

Marta Un passaggio molto efficace e denso che mi fa essere sempre più convinta di una cosa: se la scuola vuole ricreare il senso di essere una “comunità educante” non può che ripartire da una Scuola del cuore!

 

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About the author

“Perché sono nato?” È questa La grande domanda che si pone Wolf Erlbruch. La risposta che ho trovato per me è: per vivere e condividere emozioni. Ho scoperto che non c’è strumento migliore delle parole per raggiungere un obiettivo tanto ambizioso. Forse è per questo che le ho scelte per la mia professione. Tra le parole vivo, tra le parole lavoro, tra le parole navigo. Per scoprire, per trasmettere, per raccontare e aiutare a raccontare, esperienze, saperi e storie.

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ri-Eelaboratorio di Natale

Venerdì 6 dicembre, dalle 16 alle 18 un pomeriggio dedicato al Natale!

Con Clo, la nostra amica dell’Eleboratorio, tutti pronti a mettere in campo la creatività per recuperare i più insoliti materiali di scarto e trasformarli in decorazioni uniche per il nostro albero.

Presso la propria sede, in via Caduti di Nassiriya 8, Peschiera Borromeo (Mi), la squadra del GPS di San Bovio si prepara ad accogliervi con i vostri piccoli.

Orari

  • dalle 16 alle 17, bambini della scuola materna
  • dalle 17 alle 18, bambini delle elementari

Costo

  • 5 euro

Per info e prenotazioni

  • info.gpsanbovio@gmail.com

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