L’essenziale l’ho imparato dal cielo.

Seduta accanto a mia figlia sui tappeti della Libreria dei ragazzi di Milano  per la grande festa organizzata insieme al movimento E tu da che parte stai?, ascoltavo Elisa Castiglioni che leggeva il suo racconto d’esordio e pensavo – Quel libro parla di me! – perché in quel momento anche io ero La ragazza che legge le nuvole (Il Castoro 2012).

Certo non ho più 12 anni da un pezzo, né vivo in India e sono in procinto di trasferirmi nel New England, come la protagonista, ma senza dubbio Quel libro parla di me! La me che sin da bambina si ferma appena può a guardare il cielo e cercare nelle nuvole ogni forma possibile.

Sono certa però che quel pensiero esploso nella mia mente al dolce suono delle parole di Leela ha attraversato l’anima di chiunque si sia riconosciuto in un personaggio, una esperienza, un sentimento raccontato tra le pagine di un libro.

È per questo che Quel libro parla di me non è solo una sensazione precisa che capita tante volte nella vita di chi i libri li ama, ma anche il titolo di una delle aree che compongono il Manifesto Umanità o Indifferenza: un piccolo e denso nucleo di riflessione intorno alla lettura, al ruolo che svolge nella formazione di ciascuno di noi, all’opportunità che offre di “riconoscersi nelle storie degli altri, guardare il mondo con occhi diversi”, perdersi e ritrovarsi nel proprio sentire e in quello di chi è fuori da noi.

 

Senza cuore le parole non parlano un granché

Sabato pomeriggio alla Libreria dei ragazzi  è successo qualcosa di bello: un pugno di adulti di eccezione, circondato da giovani di età diverse, si è lasciato annusare dalla beccuta Titì animata da Elisa Roson per prendere la parola e raccontare. E non una storia qualsiasi, ma proprio quella che parla di loro, in cui si riconoscono e che ha rappresentato qualcosa di importante nella vita vissuta fino a qui.

Vi leggerò Don Chisciotte, che era un po’ matto e si lanciava in imprese spericolate e quindi forse un po’ mi assomiglia: perché anche fare il sindaco di Milano è un’impresa eccezionale!

Così comincia il Sindaco di Milano Beppe Sala, prima di immergersi a voce alta nelle pagine di Cervantes, con un trasporto che contagia i grandi e i piccoli stretti intorno a lui.

Il Sindaco di Milano in una foto di Denise Prandini

Ma quel pubblico esigente ha ancora sete di storie e di parole. Titì lo capisce subito e, sulle note e i ritmi dell’orchestra del Golfo Mistico, si mette ad annusare alla ricerca di quelle storie che ancora vogliono uscire per essere ascoltate.

Annuso di qua, annuso di là, il suo becco lungo e curvo arriva alla guancia di Alessandra Russomanno che, con La grande fabbrica delle parole (Terre di mezzo 2011) tra le mani, e quella voce calda e dolcissima che già da sola basta a trasportarti in un mondo altro dice:

Io amo le parole, sia scritte che parlate. Così, quando ho visto questo libro non ho resistito e ho cominciato a leggerlo subito. Pagina dopo pagina, ho scoperto che questa storia non parlava solo di parole, ma anche di cuore, e senza cuore le parole spesso non parlano un granché.

 

Alessandra Russomanno in una foto di Stefano Giulio Pavesi

 

I bambini sono la nostra ispirazione

A Philéas non rimane che una parola sola. L’ha trovata molto tempo fa in un cassonetto, in mezzo a centinaia di carabattole e fichi secchi. È una parola che lui ama molto. La teneva da parte per un giorno speciale. E quel giorno speciale è arrivato. Guardando Cybelle negli occhi, dice: … ancora…

La voce di Alessandra si ferma e la parola “ancora” resta nell’aria: la festa non è finita e nemmeno la voglia di ascoltare dei bambini. Titì li raduna pronti a volare verso altre storie, ascoltate direttamente dalla voce di chi le ha scritte.

Di nuovo sui ritmi dell’orchestra del Golfo Mistico, lo stormo dei piccoli lascia i libri di carta e inchiostro ben disposti negli scaffali e vola verso uno spazio intimo e accogliente preparato per loro e per chi leggerà una parte di sé in ciò che ha scritto.

Elisa Roson alias Titì guida lo stormo di bambini in una foto di Denise Prandini

 

Sualzo, Silvia Vecchini, Elisa Castiglioni e Zita Dazzi sono lì, ad attenderli, un po’ nascosti tra la folla, pronti a farsi scovare dall’infallibile fiuto di Titì. Uno alla volta leggono e raccontano a tutti noi. Ma – primi fra tutti – a quei bambini accovacciati intorno a loro che ascoltano e fanno domande ed esprimono quel pensiero che troppo spesso nel mondo fuori non viene tenuto nella considerazione che merita.

Titì con Elisa Castiglioni in una foto di Denise Prandini

 

Mentre li osservo lì riuniti, in quello spazio tutto loro e per loro, penso a quante volte noi adulti non li ascoltiamo o, peggio, li zittiamo con la sufficienza di chi è convinto di saperne di più, con l’arroganza di doverli “riempire” di conoscenze, saperi, saggezza, strategie, tecniche, gusti. E invece è l’esatto contrario, sono loro che possono riempire i nostri adultissimi e sapientissimi sé svuotati di creatività e spontaneità, di intuito e bellezza.

Zita Dazzi che legge La Banda dei gelsomini in una foto di Denise Prandini

 

I bambini sono la nostra ispirazione. Lo sospettavo da un po’. L’ho capito più chiaramente da quando sono mamma. Ne ho avuto conferma quando ho cominciato a scrivere per loro. Me ne sono convinta ancora di più sabato pomeriggio: mentre ascoltavo Elisa Castiglioni che ci spiegava come il suo racconto fosse nato dopo aver passato un intero pomeriggio a guardare le nuvole con sua figlia nel mutevole cielo americano, mentre sentivo Zita Dazzi dire ai bambini che gli insulti della gara di insulti della Banda dei gelsomini (Il Castoro 2017) – ebbene sì – erano quelli che aveva annotato dopo averli sentiti pronunciare dai suoi figli, mentre pensavo a quante delle idee di mia figlia Norma ci sono nei miei di libri.

 

Io sto dalla parte dei bambini!

I bambini possono essere la nostra felicità. Di certo sono la mia. Ma lo scorso sabato ho capito di essere in ottima compagnia.

Accanto alla gigantografia del Manifesto Umanità o indifferenza, raccontando alle persone che tra curiosità e speranza si avvicinavano per saperne di più su cosa c’era raccolto lì, su quel foglio colorato e ricamato di idee, leggevo nei loro occhi la felicità.

Quella felicità che nasce quando ti accorgi che, eccolo, è proprio lui, il tuo desiderio! Si sta realizzando, e anche tu puoi contribuire a renderlo realtà portandolo con te nella tua vita di ogni giorno.

È il desiderio di una umanità che vinca contro l’indifferenza. A cominciare da adesso, a cominciare dai giovani. Perché loro sono il nostro presente e il nostro futuro. E l’unico modo affinché l’oggi e il domani siano migliori è che tutti, ma proprio Tutti i bambini siano felici!

 

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About the author

“Perché sono nato?” È questa La grande domanda che si pone Wolf Erlbruch. La risposta che ho trovato per me è: per vivere e condividere emozioni. Ho scoperto che non c’è strumento migliore delle parole per raggiungere un obiettivo tanto ambizioso. Forse è per questo che le ho scelte per la mia professione. Tra le parole vivo, tra le parole lavoro, tra le parole navigo. Per scoprire, per trasmettere, per raccontare e aiutare a raccontare, esperienze, saperi e storie.

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Venerdì 6 dicembre, dalle 16 alle 18 un pomeriggio dedicato al Natale!

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