Salone internazionale del libro di Torino… un Salone illustrato

Quest’anno, le amiche di Occhicielo al Salone internazionale del libro di Torino erano ben due! Insieme hanno viaggiato tra libri e persone, ma diverso è quello che hanno raccolto e portato con sé al ritorno. Marcella ci ha raccontato di incontri, dialoghi, temi. Francesca ci racconta qui delle storie che vivono tra immagini e parole. Entrambe ci parlano di un grande tesoro che noi di Occhicielo non ci stancheremo mai di scoprire: i bambini.

 

Il Salone dei bambini, quando a giocare si fa sul serio

di Francesca Baldisserotto

Il Salone è un frullatore. Ti senti risucchiato e rimescolato da una moltitudine di parole, immagini, incontri. Non sai dire bene cosa stia succedendo mentre lo vivi, ma poi rivedi, ripensi, rielabori al ritmo più pacato della riflessione e allora arrivano un tripudio di emozioni e tante nuove idee.

La sensazione più forte è che, concentrato in un unico luogo, ci sia un mondo che lavora alacremente, che investe tutto sé stesso. Appassionato, curioso, studioso, è un mondo che ha radici nella propria storia ma guarda sempre un po’ più in là del già conosciuto. Un mondo che gioca, fa qualcosa per divertimento, con serietà: qui sembra che gli adulti abbiano imparato la lezione dei bambini e che vogliano continuare ad apprendere da loro.

 

Una nuova generazione di lettori

Non a caso il centro del Salone internazionale del libro di quest’anno è il Bookstock Village, “il luogo per una nuova generazione di lettori”, dove pullulano incontri e laboratori.

Si comincia subito, da piccolissimi, con Nati per leggere, un’alleanza tra bibliotecari, pediatri, genitori, educatori con un obiettivo importante: far conoscere e amare i libri a tutti i bambini. Aperta a chiunque ne voglia condividere gli intenti e la passione, propone in tutta Italia, alle famiglie con bambini fino a 6 anni, attività di lettura gratuite per favorire sia lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei piccoli sia una riflessione sulla genitorialità da parte dei grandi.

Ma, Nati per leggere è anche un premio nazionale dedicato ai libri per la prima infanzia. E così, il Salone Internazionale del libro di Torino diventa il luogo in cui festeggiare il decimo compleanno di questo importante concorso che, per il 2018, vede tra i vincitori una serie di albi contraddistinti da una grande originalità.

A fior di pelle (Lapis, 2018), di Chiara Carminati e Massimiliano Tappari, è un incontro tra fotografia d’eccezione e filastrocche. Case così (Donzelli, 2018), di Antonella Abbatiello, si distingue per il segno grafico e cromatico riconoscibile anche da bambini molto piccoli. Il sentiero (Orecchio Acerbo, 2018), di Marianne Dubuc è un racconto di oltre settanta pagine illustrate dedicato alla generosità e alla trasmissione di esperienze tra generazioni. La balenottera azzurra (Lapis, 2016), di Jenni Desmond, è infine il libro scelto da una giuria composta di adulti e di bambini in rapporto al tema “Dall’atomo alla zebra: i primi passi nella scienza”.

 

Giovani lettori e giovani librai: “ecco cosa ci piace!”


Un grande corridoio attraversa il Bookstock Village, a destra e a sinistra si snodano spazi espositivi e di sperimentazione, contenitori di arte e illustrazione, di innovazione digitale, scrittura, narrazione a fumetti e incontri con gli autori. I giovani sono presenti in veste di lettori ma anche di librai: nello Spazio Adolescenti e Giovani Adulti, che accoglie ragazzi dai 13 ai 18 anni, curano in prima persona la libreria, consigliano libri ai coetanei e fanno conoscere a insegnanti e genitori che cosa preferiscono leggere.

 

Herstory: storie per raccontare le donne

A tracciare un legame ancora più profondo tra il Salone internazionale del libro e la Bologna Children’s Book Fair c’è Herstory, una mostra che raccoglie 200 titoli per bambini tutti incentrati su figure femminili. Donne del passato, del presente, reali, immaginate, bambine, ragazze. Libri con storie di donne, libri scritti da donne, libri illustrati e pubblicati da donne, per conoscere il femminile in tutte le sue sfumature e provare a immaginarne il futuro.

Ne emerge che tanto, tantissimo, di ciò che possiamo lasciare alle donne e agli uomini di domani passa attraverso le storie delle donne che la storia l’hanno fatta – spesso nel silenzio delle cronache ma mai restando in silenzio o nelle retrovie – e hanno lasciato una traccia indelebile nelle vicende delle epoche e delle società e delle città e delle famiglie in cui hanno vissuto.

 

Emozioni forti

Non c’è dubbio che il Salone internazionale del libro di quest’anno sia dei bambini. Li incontri in ogni angolo: piccoli gruppi, classi intere, un girotondo di mini pubblico la fa da padrone. E sono tantissime le case editrici che si focalizzano sui libri per l’infanzia.

Colpiscono quelli dedicati alle emozioni “forti”, come la collana Storie di coraggio di Carthusia, che affronta la violenza in famiglia, il carcere, la malattia con un linguaggio delicato e personaggi vicini ai più piccoli, così da dare agli adulti le parole che non sanno trovare. In Sai chi sono io? (Edizioni Primavera, 2019), a parlare in prima persona è la Morte, che  racconta come può arrivare, chi va a visitare, e descrive il suo legame con la vita anche attraverso i colori e i tratti sapienti delle illustrazioni.

 

Il Salone illustrato: tra immagini e parole

È una collaborazione intensa, un’amicizia stretta quella tra immagini e parole in questi libri. A ripensarci, gli albi illustrati sono forse la voce più eloquente e autorevole dell’editoria per l’infanzia. Le illustrazioni sempre più raffinate utilizzano materiali diversi, carte speciali, stoffe, e sono realizzate con tecniche molteplici che vanno dai più classici acquerelli e colori a tempera alle più insolite incisioni, passando attraverso modalità di impaginazione che sperimentano nuovi orientamenti per leggere il testo e una scelta di caratteri varia nello stile e nella grandezza. Un esempio tra i più originali è quello dei libri da parati di Verbavolant, veri e propri albi illustrati stampati su un foglio 100×70, che diventano poster d’autore da incorniciare e appendere alla parete.

Unendo la forza visiva delle immagini a quella della lingua scritta, queste pubblicazioni riescono a parlare a un pubblico molto ampio e vanno con forza sempre maggiore in direzione degli adulti, chiamati a una riflessione più profonda da immagini evocative che permettono di andare oltre il testo e raccontano storie dentro le storie. Sono libri per tutte le età, per esempio, quelli di Kite Edizioni, due su tutti rappresentano dei piccoli capolavori artistici: Io aspetto di Davide Calì e Rosso come l’amore di Valentina Mai, che parlano della vita nei ritmi e nei sentimenti fondamentali con la semplicità che serve ai bambini e la saggezza a cui tutti gli adulti aspirano.

 

Silent book: un silenzio che parla

L’ultima frontiera di questa tendenza verso il dare parola alle immagini è rappresentata dal silent book, il libro silenzioso che parole scritte non ne ha, ma comunica attraverso illustrazioni sempre più raffinate.

Al Salone internazionale del libro di Torino, quest’anno, gli è stata dedicata una mostra con i lavori dei 10 finalisti del Silent Book Contest – Gianni De Conno Award 2019, in cui le tavole esposte, selezionate da una giuria internazionale, attraverso colori, tecniche e soggetti rappresentati, immergono totalmente il lettore e lo spettatore nella narrazione senza aver bisogno del testo. Sono libri meno definiti, che lasciano spazio all’immaginazione e all’interpretazione. Il loro fascino sta nell’essere finestre aperte verso il possibile.

 

I bambini reggono il mondo

Esattamente lo stesso fascino che ha la dimensione dell’infanzia, con quella capacità di individuare i significati, di vedere le cose da dentro, e nello stesso tempo di non chiuderle in strutture definite. Una dimensione che può essere molto utile per interpretare la realtà complessa in cui viviamo. Del resto l’immagine simbolo del Salone, firmata dall’artista MP5, come ci dice Nicola Lagioia, parla chiaro…

In un mondo di adulti, è un bambino che regge il gioco.

 

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About the author

“Perché sono nato?” È questa La grande domanda che si pone Wolf Erlbruch. La risposta che ho trovato per me è: per vivere e condividere emozioni. Ho scoperto che non c’è strumento migliore delle parole per raggiungere un obiettivo tanto ambizioso. Forse è per questo che le ho scelte per la mia professione. Tra le parole vivo, tra le parole lavoro, tra le parole navigo. Per scoprire, per trasmettere, per raccontare e aiutare a raccontare, esperienze, saperi e storie.

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Il ruolo della famiglia in età evolutiva

Sabato 15 febbraio, dalle 14.30 alle 17.30, presso il Centro Kadamà in viale Etiopia 6 a Milano, Marina Massenz, Dante Ghezzi e Maria Teresa Persico ci parleranno di famiglia come sistema dinamico e del ruolo che svolge in età evolutiva.

L’evento è gratuito ma il numero dei posti  è limitato.

Per prenotazioni scrivete a: segreteria.kadama@gmail.com

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