Salone del libro di Torino 2019: la parola ai bambini

Quest’anno non sono riuscita ad andare al Salone del libro di Torino. Ma – per fortuna e non per caso – ho trovato un’amica di Occhicielo che ci è stata, e con quello sguardo che mi piace tanto, focalizzato sui bambini e sulle loro emozioni!

Così le ho chiesto: Marci, vuoi raccontare la tua visita al Salone a tutti noi di Occhicielo? E lei, che alle storie sa fare l’editing, ma sa anche raccontarle molto bene, mi ha detto: Sì!

 

Il Salone del libro di Torino: terra di bambini

di Marcella Miceli

Il Salone del libro di Torino in questo 2019 pullula di bambini: sono tantissimi! Mentre mi oriento tra gli stand devo stare attenta a dove metto i piedi perché centinaia di cuccioli, per mano a due a due, in lunghe file guidate dalle maestre, hanno invaso interamente il territorio.

E, in effetti, l’offerta per loro è davvero grande e varia: gli editori e i marchi di letteratura per l’infanzia sono tantissimi, sembrano essersi letteralmente moltiplicati negli ultimi anni. Così, diventa sempre più arduo distinguere chi punta soprattutto al mercato da chi davvero crede nei piccoli e ne fa una sorta di ragione di vita o almeno di lavoro.

Decine e decine sono le presentazioni e i laboratori dedicati ai bambini: dagli Incontri con Mosche, scarafaggi, cavallette e Premio Nobel a La mafia raccontata ai giovani, da C’è un pianeta da salvare a La bambina con due papà.

Il coraggio di tante storie che ho incontrato mi ha fatto pensare che cresce il numero di quegli editori e quegli autori che nei piccoli crede davvero e ha scelto “da che parte stare”.

 

Diritti e natura: la parola ai bambini

Tra i molti laboratori che il Salone del libro offre, ho partecipato – con l’ottima compagnia di un centinaio di bambini fra gli 8 e i 9 anni e delle loro maestre –  a I bambini parlano diritti[o], un progetto per dare voce a bisogni, sogni e richieste dei giovanissimi, creato per riscrivere la Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza di New York.

L’ospite d’onore, Filomena Albano, autorità pubblica garante dei diritti di Infanzia e Adolescenza, con il moderatore Carlo Carzan, spiegava che cos’è la Convenzione, ma era puntualmente interrotta dalle domande del giovane pubblico che, ora timidamente, ora con piglio piuttosto disinvolto, la interrogava su che cosa sia un diritto e che cosa una convenzione, cosa un garante e perché sia necessario.

A dettare i tempi e i modi del discorso, la curiosità dei piccoli astanti, guidata con attenzione e garbo dal moderatore verso il tema centrale della conversazione: ascoltare quali fossero i diritti dell’infanzia dalla voce dell’infanzia stessa, per inserirli nella Convenzione, quando non fossero già presenti. E le risposte sono state tante: dal rispetto della diversità per il colore della pelle alla salvaguardia della natura!

Mentre li ascoltavo ho pensato che, finalmente, è apertamente riconosciuto il diritto dei bambini (e non solo il loro) a vivere in un ambiente sano, ricco di vegetazione, avvolto in un’aria pulita.

E, in effetti, il tema salvezza del pianeta ricorre in tutto il Salone del libro. In proposito mi ha colpito molto un incontro tenuto da Luca Mercalli, noto climatologo e presidente della Società Meteorologica, in cui aiutava i ragazzini a comprendere che cos’è e che cosa comporti realmente il cambiamento climatico.

Del resto, questo mondo sarà loro più a lungo che nostro!

 

Emozioni e società: la parola ai bambini

Un altro tema centrale qui al Salone del libro in questo 2019 è quello delle emozioni, declinato in molti modi e forme differenti: se ad alcuni piace essere diretti e trattarle in modo esplicito, da altri la vita emotiva è approfondita indirettamente, attraverso quelle storie coraggiose di cui vi ho detto in apertura, o coinvolgendo i lettori in giochi e trasformazioni che puntano a mettere in evidenza la complessità delle emozioni incredibilmente sfaccettate e non sempre facili da identificare e chiamare con il nome giusto: non è detto che la felicità non porti con sé una punta di malinconia, non è detto che nel dolore non ci sia un margine di fierezza.

 

Bambini: la parola a un adulto d’eccezione, Franco Lorenzoni

I bambini e le loro libertà irrinunciabili

Non si è rivolto direttamente ai piccoli, ma ai loro genitori e insegnanti, Franco Lorenzoni, che ci ha parlato ancora di diritti, ma in un modo molto diverso da come aveva fatto Filomena Albano. Con uno sguardo e un linguaggio che a tratti ho trovato geniale, ha raccontato storie dal suo nuovo libro, I bambini ci guardano (Sellerio, Palermo 2019).

La domanda da cui è partito però è stata la stessa: quali sono i diritti, o meglio, le libertà che ai bambini non possono, non devono mancare? Le risposte, tante, le ho trovate bellissime, poetiche, attuabili… la libertà di muoversi, di guardare il mondo a testa in giù, di inventare e scoprire, di incontrare la bellezza, di non rincitrullirsi, di volere bene e di non essere giudicati.

Cosa vuol dire educare?

Una delle prime riflessioni illuminanti che ci ha proposto è sulla parola “scolarizzato”. Che cosa intendiamo quando ci lamentiamo che un alunno arriva alle elementari non abbastanza scolarizzato? Che brutta parola! Intendiamo che non sta fermo e zitto e ha bisogno di muoversi? Ma la possibilità di muoversi, non è solo uno dei suoi diritti: in molti casi il corpo e il movimento sono preziosi strumenti di conoscenza.

Dalle sue parole emerge la convinzione che lo scopo finale dell’educazione, è aumentare la fiducia nella possibilità di intervenire sul proprio destino. A questo proposito, il maestro ci racconta storie di bambini feriti (che porta tutti nel cuore), talmente feriti che hanno perso, come lui stesso dice, “l’aspirazione al bene”.

Ha dell’incredibile – e invece è vero – l’episodio di due bambini della sua classe, entrambi traumatizzati da un passato di violenza e abbandono, che si sono curati e “guariti” a vicenda, semplicemente attraverso una relazione di amicizia in cui una dei due, più effervescente ed energica, è riuscita a trasfondere all’altro, spento al punto da non riuscire a sollevare la testa dal banco, quel nutrimento dell’animo che gli mancava per rimettersi nel viaggio dell’esistenza.

Guidare alla scoperta senza banalizzare

Altrettanto stupefacente è il modo attraverso cui il maestro fa vivere alle sue classi la matematica e la geometria, perché in aula i teoremi (la cui etimologia affonda nel verbo greco che significa “vedere”, “osservare”) lui non ha l’abitudine di svelarli e spiegarli, ma di farli formulare, passando per prove ed errori pratici, dai bambini stessi che, una volta compiuta la scoperta, “come possono dimenticarli”?

Il racconto di Lorenzoni ci fa riflettere sul fatto che spesso noi adulti crediamo di poter trasmettere conoscenza invitando ad ascoltare barbosamente quante nozioni possediamo, mentre dovrebbe essere l’opposto: offrire pochi elementi perché i piccoli possano costruire una visione propria e arrivare, attraverso quella via personalissima, a compiere la scoperta.

Che non significa semplificare, perché il pensiero infantile, ci tiene a sottolineare Lorenzoni, “è pieno di complessità”, non gliene va fornito uno facilitato, perché vorrebbe dire annoiarli e impoverirli. E non significa nemmeno smentire la loro ricchissima fantasia, riportandoli continuamente alla realtà e ai suoi principi, perché attraverso la giocosa capacità di sospendere a lungo l’incredulità entrano in contatto con l’arte e con la bellezza.

 

Lettera a Platone

L’esempio pare così ovvio che non ci avevo mai pensato: se mi appassiono a Platone e studio tutta la vita la sua filosofia, per me che lo amo, non è mai morto, potrebbe essere eterno e potrei tranquillamente scrivergli una lettera per chiedergli perché ha pensato il mondo delle Idee così o colà.

Lasciamo vivere ai bambini tutto ciò a cui vogliono appassionarsi! Come adulta e come mamma voglio appassionarmi insieme a loro.

 

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About the author

“Perché sono nato?” È questa La grande domanda che si pone Wolf Erlbruch. La risposta che ho trovato per me è: per vivere e condividere emozioni. Ho scoperto che non c’è strumento migliore delle parole per raggiungere un obiettivo tanto ambizioso. Forse è per questo che le ho scelte per la mia professione. Tra le parole vivo, tra le parole lavoro, tra le parole navigo. Per scoprire, per trasmettere, per raccontare e aiutare a raccontare, esperienze, saperi e storie.

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Sabato 15 febbraio, dalle 14.30 alle 17.30, presso il Centro Kadamà in viale Etiopia 6 a Milano, Marina Massenz, Dante Ghezzi e Maria Teresa Persico ci parleranno di famiglia come sistema dinamico e del ruolo che svolge in età evolutiva.

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